martedì 21 aprile 2009

Il peggio sta passando


L'assemblea di Confindustria Vicenza

«Pronti al meglio grazie alla forza delle nostre pmi»



Marino Smiderle

Zuccato ha aperto l’assise degli industriali vicentini invitando a credere nel futuro «Non mi rassegnerò alla rassegnazione»

Piove e tira vento, in Borsa è una giornata da dimenticare e mancano pochi minuti all’inizio dell’assemblea di Confindustria Vicenza. Gli imprenditori, a cominciare dal presidente Roberto Zuccato, non possono che essere ottimisti, sennò farebbero un altro mestiere. Però è dura, dannatamente dura, anche se tutti, quasi fosse una parola d’ordine dettata più dalla disperazione che dalla convinzione, devono dire che la ripresa ci sarà, magari prima di quel che ci aspettiamo.
«I primi segnali si vedono - attacca Emma Marcegaglia -. Dalla Cina, dagli Stati Uniti sembrano arrivare numeri incoraggianti, come se il fondo fosse già stato toccato. E anche i dati dell’export italiano si muovono».
Antonio Favrin, presidente di Unindustria Venezia venuto nella "sua" Vicenza ad ascoltare il collega Zuccato, a chi gli chiede previsioni per il futuro risponde deviando la palla in corner: «Il futuro non si indovina, si fa. E noi imprenditori ce la stiamo mettendo tutta per superare questo momento difficile».
Magari le imprese più solide possono mettere il cambio in folle e aspettare tempi migliori. «Chi si ferma è perduto - obietta Paolo Bastianello, presidente della Marly’s di Arzignano oltre che componente del comitato tecnico Education di Confindustria - e anche se non ci sono ordini bisogna muoversi, investire, prepararsi. Io, per esempio, ho appena aperto un negozio monomarca a Sofia. Sperando che torni a soffiare il vento della ripresa».
Basta, i commenti sono finiti, e pure la pioggia concede una tregua, quasi volesse adattarsi al manifesto adottato da Confindustria Vicenza per presentare l’assemblea, con le nubi squarciate da una macchia d’azzurro e lo slogan speranzoso: «Prepariamoci al meglio». Tocca a Zuccato riassumere un anno vissuto drammaticamente. «È passato un anno da quando ho assunto la presidenza - attacca in una sala Palladio della Fiera gremita - ed è cambiato il mondo. Non per merito mio. E neppure per mia colpa. Non avrei mai pensato, e non sono certo l'unico, che in pochi mesi il mondo sarebbe cambiato così profondamente. Avvenimenti di portata globale hanno coinvolto e in molti casi sconvolto l'economia, la finanza e la politica, modificando i comportamenti delle imprese, dei consumatori, ma anche i modi di vita delle persone».
In fabbrica non arrivano ordini, nel mitico Nord Est si comincia a licenziare e dal rubinetto della cassa integrazione sgorgano numeri inverosimili per la patria del "Cercasi operaio specializzato". Ci sarebbe più di qualche motivo per piangersi addosso, ma questo atteggiamento non è presente nel corredo cromosomico della tribù imprenditoriale berica. «In una situazione difficile come questa - spiega infatti Zuccato - noi imprenditori vicentini abbiamo maggiori possibilità e capacità degli altri per reagire. Per riprenderci. Perché non abbiamo dimenticato le nostre radici, perché siamo imprenditori e siamo vicentini. Perché siamo quelli che partendo da un laboratorio artigianale e una vecchia macchina da cucire hanno costruito un marchio del made in Italy. Siamo quelli che, ricchi solo di queste idee, hanno lasciato il posto fisso e investito i soldi della liquidazione per mettersi in proprio».
Prendevano in giro gli industriali vicentini perché stavano lontani dalla finanza, perché non andavano in Borsa, perché insistevano a puntare sulla manifattura. «Oggi la nostra debolezza per il sistema produttivo manifatturiero - registra il presidente di Confindustria Vicenza - dove il terziario è cresciuto al servizio della produzione, si è rivelata una forza».
L’orgoglio vicentino di Zuccato è arricchito dalla consapevolezza della necessità del cambiamento. «Vicenza è, e continuerà ad essere - dice - una capitale mondiale del manifatturiero e della piccola impresa. Ma deve oggi passare a modelli avanzati di organizzazione industriale. Lo ripeto spesso, perché ne sono fermamente convinto: abbiamo bisogno di unire le forze. E in questo le aggregazioni possono essere lo strumento più efficace».
La crisi può essere l’occasione per migliorare e potenziare il tessuto industriale anche attraverso la formazione, una delle priorità di Zuccato fin dal programma di insediamento. Per questo nel suo discorso sottolinea l’importanza dell’università e del Cuoa («devono diventare un sistema formativo integrato e aperto a studenti e imprenditori di tutte le nazioni») e registra con soddisfazione l’incremento degli iscritti all’Istituto tecnico "Alessandro Rossi".
Uno dei capitoli più delicati a queste latitudini è quello delle infrastrutture. Zuccato cita come caso di successo la realizzazione del Passante di Mestre ma aggiunge un elenco di desideri che comprende il prolungamento verso sud della Valdastico (e qui i lavori sono cominciati) ma anche verso nord (e qui siamo ancora nel campo delle chimere). Si infiamma quando tocca il tema dell’Alta Velocità («S’è perso troppo tempo, mentre per il ponte dello Stretto...»).
Gli applausi del mondo imprenditoriale piovono scroscianti quando Zuccato spolvera l’agenda delle cose che il governo dovrebbe fare subito per dare ossigeno alle aziende. «Qualcosa è stato fatto sul fronte del credito alle pmi - riconosce -. Penso al potenziamento del fondo di garanzia ottenuto grazie all'infaticabile opera di pressing della nostra Presidente Emma Marcegaglia. Penso all'introduzione dei Tremonti Bond e agli altri interventi previsti nel decreto legge per gli incentivi alle aziende. Ma molto resta ancora da fare: va risolto l'annoso problema dei ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione. Va ripristinata in toto la deducibilità degli interessi passivi. Deve essere introdotta la detassazione degli utili reinvestiti e dei capitali portati in azienda».
In sala c’è anche Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, con cui Confindustria ha condiviso la difficile via della riforma contrattuale. A questo proposito Zuccato ricorda che «la settimana scorsa è stata firmata un'intesa sulla riforma dei contratti di lavoro, che aggiorna accordi vecchi di 15 anni». «È un passo avanti - aggiunge - e proprio per questo spiace che una parte importante del sindacato italiano non abbia voluto condividerlo. Si esce dalla burrasca tutti insieme, lavoratori e imprenditori».
Chiude con un riferimento commosso ai colleghi dell’Abruzzo («Non vi abbandoneremo») e promette di non «rassegnarsi alla rassegnazione». «Di fronte alle sfide che ci attendono, io, voi, noi tutti dobbiamo prepararci al meglio».
Sperando che il meglio sia dietro l’angolo e non troppo lontano.