mercoledì 27 maggio 2009

Beneamata lattina

LIBRI. ESCE IN QUESTI GIORNI UN BEL LAVORO DI STEFANO TOMASONI (CONSIGLIATO DI CUORE AGLI INTERISTI PIÙ GIOVANI...)

Nella lattina del Bonimba
sorsi di calcio d’altri tempi

Marino Smiderle

L’autore rievoca la partita di Coppa dei Campioni del 1971 che fu ripetuta (e vinta) grazie a un ricorso di Prisco

Il primo degli ultimi quattro consecutivi e folgoranti scudetti l’Inter lo vinse in tribunale. L’avvocato Peppino Prisco era già scomparso da cinque anni quando, nell’estate del 2006, la giustizia sportiva mise la ceralacca sulle malefatte di Moggi e compagni e, condannando la Juventus alla serie B e il Milan a una barca di punti di penalizzazione, assegnò d’ufficio ai nerazzurri il titolo 2005/2006. Lo scudetto dell’onestà, per i tifosi del Biscione, lo scudetto di cartone, per i detrattori. Non ci fu bisogno di alcuna iniziativa legale da parte della società presieduta da Massimo Moratti, ma il pensiero corse automatico all’altro precedente in cui la sorte della Beneamata venne decisa da un giudice. Ed è merito di Stefano Tomasoni se adesso possiamo conoscere tutti i dettagli del caso Borussia-Inter, uno dei tanti incredibili capitoli della storia dell’Inter.
Tomasoni è un interista blando ma uno scrittore acuto. Con la precisione di un notaio e con la passione di uno storico, ha ricostruito quel che è successo tra il 20 ottobre e il 1° dicembre del 1971 e in questi giorni esce per Limina "La lattina di Boninsegna", un libro che andrebbe consigliato agli interisti più giovani, quelli che credono che vincere un campionato sia normale amministrazione.
Ci sono diversi protagonisti in questa storia. A cominciare, ovviamente, dall’avvocato Prisco, che riuscì a convincere la commissione a far ripetere la prima partita, al bomber Roberto Boninsegna, finito ko a causa della famosa lattina lanciata dagli spalti di Monchengladbach, al grande Sandro Mazzola, lesto a recuperare il corpo del reato (o almeno qualcosa di simile) che risulterà decisivo per convincere i giudici sportivi a rimettere in gioco l’Inter. Sullo sfondo un calcio diverso, come ricorda Luigi Maria Prisco, figlio dell’avvocato, nella bella prefazione che arricchisce il libro di Tomasoni. «Le maglie senza scritte pubblicitarie, numerate da 1 a 11, gli arbitri vestiti con una vera giacchetta, le partite tutte alla stessa ora (per avere un anticipo al sabato bisognava almeno essere in semifinale di Coppa dei Campioni), la radio collegata solo nei secondi tempi, tutto lo stadio che urlava come oggi fanno gli ultras, ma senza cori (non c’era il tifo organizzato), più di ottantamila persone stipate come sardine, il pallone "Astro" di cuoio giallo a diciotto pezze e quello a esagoni/pentagoni bianchi e neri, che risaltava meglio in tv ma era considerato un’ardita innovazione».
Ottavi di andata di Coppa Campioni, 20 ottobre 1971, quando non si chiamava Champions League e tutte le partite erano a eliminazione diretta. Tomasoni è andato a incontrare alcuni protagonisti di quell’Inter, reduce dal trionfo in campionato nella stagione 1970-71, per farsi raccontare il clima del periodo. Ed è riuscito a rendere bene l’idea in queste pagine intessute di pathos. L’ultima stagione, per dire, in cui i nerazzurri raggiunsero la finale della Coppa dei Campioni, poi persa con l’Ajax del grande Cruyiff.
Ma quella notte pochi avrebbero scommesso su un epilogo del genere. Sì, perché sul 2-1 per i tedeschi successe il fattaccio: Boninsegna crolla a terra fulminato da una lattina (Piena? Vuota? Mah...) ed è costretto a lasciare il campo sostituito da Ghio. La squadra si sfilaccia, convinta di ottenere lo 0-3 a tavolino, senza sapere che il regolamento Uefa non comprende quell’eventualità, e i tedeschi ne approfittano arrivando a infilare per sette volte la porta di Vieri e, nel secondo tempo, di Bordon.
7-1, una batosta memorabile. Ma per merito di Mazzola, che riuscì a strappare a un tifoso una lattina di Coca Cola, l’avvocato Prisco riuscì a formulare un ricorso serio. Vale la pena di leggere il libro di Tomasoni per tornare indietro con la memoria. Il giudice sportivo europeo ne ordinò la ripetizione, ma in campo neutro e trasformando l’incontro fissato a San Siro nel match di andata.
Per brevità, basti dire qui che l’Inter vinse a Milano per 4-2, al termine di una partita mozzafiato, e al ritorno a Berlino strappò uno 0-0 grazie a un giovanissimo Bordon che parò un rigore.
Dicono che il calcio sia cambiato e le osservazioni di Luigi Maria Prisco lo provano. Però, grazie a una bella trovata narrativa di Tomasoni, che in un flashback lungo quarant’anni, fa passare avanti agli occhi del lettore Italia-Germania 4-3 ai Mondiali di Messico 70, Italia-Germania 2-0 ai Mondiali tedeschi del 2006 e una partita dell’Inter di quest’anno a San Siro vista col figlio, si arriva alla conclusione che in realtà tutto è cambiato perché nulla in realtà cambi. Per dirla col Nick Hornby di "Febbre a 90", ci sarà sempre un’altra stagione.