martedì 12 maggio 2009

Georgia always on my mind

Le guerre continue del Caucaso
Marino Smiderle

Da un lato la Russia reagisce alle manovre della Nato e a Tbilisi l’opposizione interna sfila contro Saakashvili

Dove eravamo rimasti? A Tbilisi, naturalmente, dove la sera la città si anima e i giovani si divertono. Ma questa movida animata anche dal personale diplomatico di tutti i paesi presente in massa in Georgia, stona maledettamente con il procedere pauroso degli eventi.
Ero a Gori nell’agosto dell’anno scorso, la città natale di Stalin il dittatore comunista di cui ancora da queste parti vanno fieri. Diversi palazzi avevano i vetri in frantumi e i muri anneriti dalle esplosioni causate dai tank russi. Sì, guarda la beffa della storia è un carro armato russo che mette a ferro e fuoco la città di Stalin. Erano i giorni dell’attacco, un po’ scriteriato, del presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, sferrato su Tskhinvali, la capitale dell’Ossezia del sud, formalmente territorio georgiano e in realtà repubblica semi-autononoma, come l’Abkhazia, e strettamente legata a Mosca. E i russi non ci misero molto a sferrare una controffensiva, invadendo la Georgia e dimostrando, di fatto, che non aspettavano altro che la provocazione dell’impetuoso Saakashvili per fargli pagare l’appoggio dato a Nato e Stati Uniti.
Alla fine le truppe russe entrarono in Georgia, misero a ferro e fuoco Gori e arrivarono a poche decine di chilometri da Tbilisi, prima di fermarsi e retrocedere mettendo il cappello sull’Ossezia del sud, diventata protettorato di Mosca. Eravamo rimasti qui, prima che da Tbilisi, Bruxelles, Washington e Mosca tornassero ad agitarsi gli apparati dell’intelligence, come ai tempi della Guerra Fredda. E, come se non bastasse, nei giorni scorsi a Tbilisi, epicentro di uno scontro geopolitico che sta avvenendo sulla pelle dei georgiani, Saakashvili ha prima stroncato sul nascere una possibile insurrezione militare interna causata da alcuni traditori filorussi, e poi ha dovuto reprimere con forza inusitata alcune manifestazioni organizzate dall’opposizione interna.
Il segretario generale del Consiglio d'Europa, Terry Davis, si è detto «molto preoccupato» per la situazione in Georgia, dove è stato sventato un ammutinamento nell'esercito che, secondo Tbilisi, avrebbe dovuto portare a un golpe, con la regia della Russia, e dove poi ci sono stati scontri violenti a Tbilisi tra la polizia e i manifestanti dell'opposizione, che chiedevano le dimissioni del presidente Mikheil Saakashvili. «Mi appello a tutti - ha detto Davis - affinché agiscano con moderazione e responsabilità. I politici, sia del governo che dell'opposizione, dovrebbero rendersi conto che l'escalation delle tensioni non è nell'interesse della Georgia e dei suoi cittadini».
Parole sante, ma il punto è proprio questo, qual è l’interesse dei georgiani? Conviene loro ancorarsi decisamente a occidente e allearsi con la Nato, come vorrebbe Saakashvili, o invece restare più prudentemente neutri o più vicini all’ingombrante vicino di casa, la Russia? Le risposte possono essere solo che politiche, ovviamente, ma le diverse opzioni, come si è visto tragicamente l’anno scorso, possono portare alla guerra.
Ma è chiaro che l’esito di questa partita dipende dalle prossime mosse che saranno fatte nello scacchiere internazionale. L’arrivo di Obama alla Casa Bianca, peraltro, sembra aver ricompattato lo schieramento della Nato e, nonostante l’amichevole scambio di opinioni con Medvedev all’ultimo G20 di Londra, sono salite le tensioni con la Russia. L’ultimo caso riguarda le espulsioni di due diplomatici russi dal quartier generale della Nato di Bruxelles. L’accusa è quella solita: spionaggio. Il tutto è avvenuto pochi giorni che prendessero il via le esercitazioni della Nato in territorio georgiano. Manovre, queste ultime, ritenute delle vere e proprie provocazioni dalla Russia che non ha perso tempo e ha espulso, per ritorsione, due diplomatici canadesi da Mosca.
«Di sicuro la Nato non ha alcuna intenzione di tornare ad una situazione di guerra fredda o di pre-guerra fredda - ha dichiarato il capo del Comitato militare dell'Alleanza atlantica, l'ammiraglio italiano Giampaolo Di Paola, in occasione della riunione a Bruxelles dei capi di Stato maggiore della Nato, ricalcando quanto detto dal segretario generale Jaap de Hoop Scheffer -. Ci dispiace che a causa di quanto sta accadendo in Georgia i rapporti con la Russia non si stanno sviluppando come vorremmo».
Dal canto suo il primo ministro canadese Stephen Harper, colpito dall’espulsione di due connazionali da Mosca, ha invitato la Russia a comportarsi in modo più «accettabile» e ha ritenuto che i rapporti con Mosca non siano «ideali», anche se «questa non è più la guerra fredda».
«L'Unione europea vuole avere buone relazioni con Russia e Georgia, la quale ha il diritto di scegliere con chi lavorare - ha detto il presidente del Parlamento europeo Hans Gert Poettering -. Noi vorremmo vedere Russia e Georgia aumentare la collaborazione tra loro e vorremmo che tra loro ci fosse fiducia».
Nell’attesa, a Tbilisi se le danno di santa ragione. È stato di 29 feriti, tra i quali sei poliziotti ed un giornalista, il bilancio degli scontri tra polizia ed esponenti dell’opposizione. «Gli scontri sono scoppiati - ricorda l’Ansa - dopo che Georgi Gachechiladze, noto cantante georgiano e fratello del leader dell’opposizione Levan Gachechiladze, assieme ad altri attivisti, hanno cercato di entrare nel cortile dell’edificio principale della polizia. All’origine degli scontri c’è il fermo di alcuni giovani attivisti avvenuto il 5 maggio. Gli esponenti dell’opposizione, che da settimane manifestano davanti al parlamento di Tbilisi chiedendo le dimissioni del presidente Mikhail Saakashvili, dopo i disordini della notte hanno dato ora un ultimatum al ministero degli Interni chiedendo la liberazione degli attivisti promettendo altrimenti un’azione per liberarli».