giovedì 21 maggio 2009

Ma presenze in calo del 20%

VICENZAORO CHARM. Si chiude oggi l’edizione primaverile dedicata all’oro e ai gioielli

«In Fiera sono arrivati più ordini del previsto»
Girardi: «È fondamentale mantenere tre rassegne e il nostro obiettivo è quello di farne pagare solo due»

Marino Smiderle
VICENZA
Temevano il diluvio universale. E pensavano che questa edizione di Vicenzaoro Charm venisse travolta dalla crisi globale. Per carità, le piogge ci sono state, il calo di presenze pure, ma in maniera molto più contenuta del previsto. Anzi, addirittura qualche espositore importante ha esternato pubblicamente la propria soddisfazione per l’andamento degli affari. La primavera, in senso economico, è ancora lontana e, nel caso del settore orafo, l’inverno dura da diversi anni. Però...
«Però devo dire che qualcosa si sta muovendo - afferma Domenico Girardi, direttore della Fiera di Vicenza - e qualche operatore ha voluto venire a dirmelo di persona. Parlare di ripresa è eccessivo, magari si tratta di acquisti fatti per ripristinare il magazzino e per aggiornare la vetrina. Ma è pur sempre linfa vitale per chi riceve l’ordine. E di ordini, in questi giorni, ne sono arrivati diversi. E questa è stata la sorpresa più gradita».
Oro a parte, ai piani alti della Fiera di Vicenza non è che si respiri un’aria particolarmente salubre. La frattura tra la compagine azionaria, sindaco Variati in testa, e la squadra guidata dal presidente, Dino Menarin, è già stata consumata col contorno di violente polemiche deflagrate sui media. «Il rappresentante del Comune di Vicenza siede in consiglio - osserva pacato Menarin, peraltro senza alcuna voglia di tornare sull’argomento - e il piano strategico presentato a suo tempo era stato approvato. Poi è cambiato il sindaco, che ha tutto il diritto di esprimere il dissenso e spingere per il cambiamento. Sarebbe bastato farlo in assemblea...».
Fermi qui, sennò si scivola sul tema Fiera nel suo complesso. Ci sono tanti nodi che i soci vogliono sciogliere in maniera diversa da quanto deciso in passato, a cominciare dall’aspetto immobiliare, con progetti faraonici fermi ai box e, probabilmente, destinati a rimanervi. Ma in questi giorni è l’oro che si cerca di far splendere e l’impresa è ardua. E Vicenzaoro Charm edizione 2009, che chiude i battenti proprio oggi, è stata forse quella più difficile, quella più rischiosa.
«È così - concorda il direttore Girardi - questa è stata la fiera più difficile. Avevamo molte preoccupazioni e per questo, nei mesi scorsi, abbiamo lavorato sodo per garantire agli operatori una struttura a posto. Gli oltre 1.300 espositori si sono trovati 60 mila quadrati a disposizione e, con la loro inventiva e con la loro opera di innovazione, hanno potuto trasformare Charm in un evento importante». Le accuse al piano strategico presentato a suo tempo da Maurizio Castro e portato avanti, con alcune modifiche, proprio da Girardi, sono riconducibili a un punto ben preciso: la scarsa considerazione del territorio. E siccome i soci sono pubblici, questo rilievo pesa parecchio.
«Io penso - osserva Girardi - che il modello di business della Fiera tiene in grande considerazione il territorio. Noi siamo partiti dal fatto che l’asset principale sia costituito proprio dall’oro, visto che siamo riconosciuti leader a livello internazionale. Questo ci consente di investire in nuove manifestazioni di nicchia, tenendo conto del ruolo importante giocato dal centro congressi che abbiamo. Tutto questo genera un indotto sul territorio che non può certo essere considerato trascurabile».
Va detto che la crisi globale non ha certo sorpreso il settore dell’oro, alle prese con problemi seri già da diversi anni. Resta da capire se le tre date annuali di Vicenzaoro possano essere sostenibili in uno scenario in peggioramento. «Io credo che sia fondamentale mantenere le tre fiere - risponde Girardi -. Sono almeno 700 le aziende che hanno la necessità di proporsi e il nostro obiettivo è quello di agevolare tutti gli operatori che decidono di partecipare alle tre edizioni. In sostanza, chi affitta lo spazio per tutte e tre, pagherà per due».
Per la verità, molti vicentini avevano avuto parecchio da ridire sul fatto che dovevano pagare in anticipo il canone per lo stand della fiera di settembre. «Proprio questa mattina - rivela Girardi - abbiamo deciso di applicare una dilazione di pagamento per la rassegna di settembre. Ci teniamo molto a lavorare in sintonia con le associazioni di categoria e mi auguro che insieme si riesca a uscire da questo periodo congiunturale negativo».
Già, ma quand’anche arrivasse la ripresa, siamo certi che l’oro, la gioielleria, abbiano un futuro? «Se guardiamo ai numeri di Fiera di Vicenza - risponde Girardi - vediamo che il 70 per cento delle rassegne orafe è Italia e per il 30 per cento estero. Di tutto questo, il 20 per cento è Vicenza. Quindi, al di là dell’orgoglio di avere una realtà vicentina così importante, per l’oro la Fiera di Vicenza tiene alto il nome dell’Italia. Ed è grazie a questa forza che noi possiamo essere d’aiuto agli operatori berici».