venerdì 8 maggio 2009

Se rallenta la caduta

CONGIUNTURA. Confindustria Veneto ha diffuso ieri i risultati dell’indagine condotta su un campione di 900 aziende

«Fase difficile ma la crisi sta rallentando»
Restano però forti criticità in alcuni settori Gli ordini della metallurgia giù del 33,8% Tomat: «Segnali dal sistema del credito»

Marino Smiderle
VICENZA
Sulla lavagnetta di numeri diffusa da Confindustria Veneto non ce n’è uno col segno più davanti. Si sapeva, non è una sorpresa: il primo trimestre del 2009 è stata una slavina generale. Il numero più brutto in assoluto si trova sotto la colonna "Ordini totali" in corrispondenza del settore Metallurgia: -33,8 per cento. In pratica, dalle fabbriche venete nei primi tre mesi di quest’anno è uscito un terzo in meno di prodotto finito. I numeri più belli, si fa per dire, sono i due zeri (che significano stabilità rispetto al periodo precedente) che brillano il primo alla voce Occupazione del settore alimentare e il secondo sotto gli ordini totali del settore oreficeria (dove già stavano alla canna del gas).
Dai dati dell’indagine congiunturale realizzata da Confindustria Veneto su un campione di circa 900 aziende manifatturiere non c’è dunque da stare molto allegri. Volendo sintetizzare e riportare l’andamento generale, basti dire che la produzione industriale è in calo del 15,6 per cento, l’occupazione del 3,3 per cento, gli ordini del 16,1 per cento e le vendite all’estero del 16,6 per cento.
Se poi si scende nel dettaglio e si guarda settore per settore, si vede un profondo rosso nella metallurgia (-30,1 per cento), nei prodotti in metallo (-28,7 per cento), nell’occhialeria (-21,5 per cento) e nella chimica (-21,6 per cento). Eppure, in mezzo a questi andamenti disastrosi, si deve leggere una tendenza positiva, o almeno meno negativa di quel che sembra: per alcune aree si evidenzia un rallentamento della velocità di caduta. Non sarà molto, ma di questi tempi basta per consolarsi.
«La fase economica che stiamo attraversando - commenta il presidente di Confindustria veneto, Andrea Tomat - continua ad essere difficile e complessa. Con tutte le cautele necessarie va per altro espresso un certo ottimismo per i segnali di rallentamento della crisi in atto. Allo stesso tempo è indubbiamente migliorato lo scenario complessivo. Sono scongiurati i rischi di una crisi sistemica mentre si incominciano ad intravedere i primi segnali di una maggiore fiducia da parte del sistema finanziario e creditizio».
Dal punto di vista occupazionale, i segni meno, per fortuna, si mantengono in una singola cifra, grazie anche al senso di responsabilità e al coordinamento di manovra di aziende, sindacati e istituzioni. La flessione media è del 3,3 per cento, con punte critiche per i minerali non metalliferi (-9,3 per cento) e per l’oreficeria (-7,4 per cento).
«A questo proposito - è il parere di Tomat - in Veneto si è rivelata fondamentale l'azione congiunta tra associazioni economiche, sindacali e amministrazione regionale sui due temi cruciali: ammortizzatori sociali e credito. La tempestiva risposta della Regione, un atteggiamento sindacale responsabile, un ceto imprenditoriale impegnato a reggere il peso della crisi e a lavorare contemporaneamente per il suo superamento, una progressiva disponibilità del credito, soprattutto di quello di matrice territoriale: tutto ha contribuito a rendere meno pensanti gli effetti della crisi. In questo senso, nonostante il forte aumento del ricorso alla cassa integrazione nel primo trimestre dell'anno, i licenziamenti collettivi non sono cresciuti particolarmente, a dimostrazione, tra l'altro, dell'attenzione delle imprese venete nei confronti del capitale umano aziendale».
Diventa interessante, a questo punto, passare dal consuntivo al dato previsionale per il secondo trimestre 2009. E qui le aspettative restano negative ma con un trend in miglioramento rispetto al primo trimestre, con la produzione industriale giù del 12,8 per cento, gli ordini interni del 10,8 per cento, gli ordini esteri del 10,3 per cento e l’occupazione del 2,7 per cento.
«Negli ultimi anni le imprese venete hanno dimostrato di saper reagire, di riorganizzarsi e lottare - conclude Tomat -. Questo risultato è ascrivibile all'impegno degli imprenditori che non possono e non devono essere pessimisti. Le aziende hanno sofferto, ma stanno lavorando duramente per trovare soluzioni. Per questo non è più ammissibile il ritardo da parte dello Stato su temi quali fisco e spesa pubblica, infrastrutture e burocrazia. La sfida della competitività può essere affrontata solo con un rapporto virtuoso tra pubblico e privato. Federalismo fiscale, liberalizzazione dei servizi pubblici, superamento delle disparità regionali, amministrazioni leggere ed efficienti, maggiori investimenti in formazione e innovazione: mentre le imprese promuovono nuove soluzioni, anche il governo deve continuare a perseguire la strada delle riforme».