CREDITO&COMMERCIO. Al Circolo del terziario di Confcommercio Vicenza sono intervenuti i rappresentanti delle banche. E Zonin ha lanciato la sua proposta
«Lo Stato garantisca i confidi»
Sorato (BpVi): «Nei primi mesi già vicini al budget»
Bologna (Bcc): «Riduzioni di risultato in arrivo»
Marino Smiderle
VICENZA
Quando va bene, e le banche ti fanno credito, torni a casa e ti trovi un tasso da pagare spropositato. Quando va male, le banche i soldi non te li danno proprio. Ecco quel che pensano, in larga maggioranza, i piccoli imprenditori vicentini degli istituti di credito, compresi i tanti commercianti che ieri hanno assistito all’incontro "Crisi: le banche vero sostegno per le Pmi?", organizzato dal Circolo del terziario di Confcommercio Vicenza nella sede di via Faccio.
È per questo che il presidente, Sergio Rebecca, e il direttore, Andrea Gallo, hanno invitato a parlare dello scomodo argomento gli imputati principali, vale a dire le banche. E ad accogliere di buon grado l’invito sono stati il presidente e il direttore generale della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin e Samuele Sorato, il direttore della Federazione veneta delle banche di credito cooperativo, Andrea Bologna, oltre a Massimo Busetti, senior partner e managing director di Boston Consulting Group, una società leader nel settore della consulenza aziendale.
Rebecca non si è nascosto dietro a un dito e ha confessato il malessere che la categoria che rappresenta avverte quando si parla di banche. Dal canto loro, gli interlocutori arrivavano sull’onda della lusinghiera presentazione ricevuta dal rapporto sull’economia veneta del 2008 pubblicato da Banca d’Italia. Emerge infatti dall’ultima ricerca condotta dall’ufficio studi della banca centrale, che le banche del territorio sono quelle che più hanno aumentato l’erogazione di credito, anche in questi primi mesi di 2009. Dove per banche del territorio si intendono le banche popolari e la banche di credito cooperativo.
«Non ho mai sentito tanti imprenditori parlare male della banche come in questo momento - ha esordito il presidente Zonin nella sua duplice veste di banchiere da un lato e di imprenditore dall’altro -. È comprensibile, visto il momento nero dell’economia. Tuttavia credo che molti dei vostri associati siano anche soci della BpVi, e come tali avete scelto questo tipo di investimento perché siete convinti di non perderci e di guadagnare il dividendo annuo. Dall’altra parte avete le vostre imprese che magari, soffrono di una crisi di liquidità e quindi necessitano del credito bancario. Posso dire, per quel che riguarda BpVi, che le nostre scelte tengono conto di entrambe le esigenze. Al punto che, oltre che col computer e con la testa, noi il credito lo eroghiamo col cuore».
Andrea Bologna, direttore della Federazione veneta delle Bcc, è a capo di un piccolo esercito di banche che, solo nel Vicentino, sono 10, con circa 120 sportelli. Fino a un anno fa, la piccola dimensione nel settore del credito era considerata una pecca, ora invece si sta rivelando un vantaggio non da poco. «È vero - osserva Bologna - i risultati dei nostri istituti sono stati lusinghieri ma ora sono arrivati i momenti difficili. E se vogliamo mantenere fede al nostro impegno col territorio, dobbiamo anche essere pronti ad accettare delle conseguenze per i bilanci dei prossimi esercizi. È chiaro, infatti, che se questa situazione economica continuerà per molto tempo, dovremo mettere in contro un aumento delle sofferenze. Ma la decisione che è stata presa a livello di federazione e di sistema Bcc è chiara: noi non possiamo tirarci indietro. E per questo siamo disposti ad accettare una riduzione del risultato di gestione».
A questa eventualità non vuole neppure pensare Samuele Sorato, direttore generale della BpVi. Del resto, la struttura della Popolare di Vicenza è in grado di sopportare maggiori sollecitazione e dal cda è arrivato l’input di aumentare di 2 miliardi di euro l’importo del credito da destinare al sistema delle imprese. «Devo dire che in questa prima parte dell’anno - rivela Sorato - gran parte di questi finanziamenti sono già stati erogati. Segno che il nostro istituto è al fianco delle pmi. Dall’altro lato devo dire che subiamo la concorrenza sulla raccolta».
In poche parole: le grandi banche che sono assetate di raccolta, escono con strumenti finanziari a tasso concorrenziale ma non finanziano il territorio; gli istituti del territorio, invece, dovrebbero bilanciare gli impieghi con obbligazioni a tasso più basso che però non sono concorrenziali. Ecco quindi lo scontro tutto interno al mondo delle banche.
Massimo Busetti, di Boston Consulting, rivela i dati di una recente indagine, condotta nei vari paesi del mondo dalla sua società di consulenza, sul grado di fiducia negli intermediari finanziari. «È vero che in Italia il 35 per cento degli intervistati dichiara che la crisi ha finito con l’incrinare la fiducia nelle banche - attacca Busetti - ma è anche vero che negli altri paesi la percentuale di chi non ha fiducia è molto più alta. Segno che da noi il ruolo delle banche resta fondamentale».
C’è il tempo di discutere sulla scomparsa di Vicenza dalla Borsa («Tutti quelli che ci sono stati - dice Zonin - o si lamentano o si dicono soddisfatti di esserne usciti»), un fatto che lascia intendere come questa economia resterà ancora a lungo "bancocentrica".
Infine, duetto Zonin-Rebecca sul ruolo dei Confidi. «Queste realtà - osserva il presidente della Bpvi - spesso non hanno i patrimoni sufficienti a garantire i crediti, e quindi credo che il governo farebbe bene a emettere un provvedimento che garantisse eventuali mancati rimborsi».
«Sono d’accordo - chiude Rebecca - ma credo che una soluzione regionale e federalista in questo senso sarebbe più efficace».
