OCCUPAZIONE. Il segretario provinciale della Cgil lancia l’allarme e invita istituzioni e parti sociali a valutare i rimedi
Cig in deroga
«I soldi sono già terminati»
Vicenza è la provincia veneta col maggior numero di ore richieste. «Per l’ordinaria è in scadenza il termine delle 52 settimane»
Marino Smiderle
VICENZA
Tra qualche giorno le parti sociali e la Regione Veneto metteranno la firma in calce all’accordo quadro sulla cassa integrazione e sulla mobilità in deroga. Il problema è che, nel momento in cui le stilografiche delle associazioni di categoria e dei sindacati avranno apposto la sigla, i soldi saranno già belli e finiti. O quasi. Lo sforzo congiunto fatto dall’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, e dal governo ha messo sul piatto, di fatto, qualcosa come 62-63 milioni di euro per ammortizzatori sociali veri e propri. Bene, a oggi, tra domande inoltrate e in lavorazione, i fondi destinati ai dipendenti di aziende artigiane e di piccole aziende industriali per la Cig in deroga sfiorano già i 50 milioni.
«Io noto un calo di attenzione che ritengo pericoloso - attacca Marina Bergamin, segretario provinciale della Cgil - e che non lascia ben sperare per i mesi a venire. Fino a poche settimane fa c’erano riunioni, incontri, impegni. Adesso sembra che sia calata una sorta di cortina del silenzio. Io credo che sia importante tenere alta l’attenzione sul problema, perché altrimenti ci ritroveremo a settembre in un mare di guai e senza soluzioni pronte».
Non che sia facile trovare soluzioni, anche perché di ripresa economica, per ora, non si vede neanche l’ombra. Ma Bergamin si sofferma proprio sull’emergenza e sul fatto che questa situazione sembra destinata a durare.
«Se per la cassa in deroga i fondi si stanno esaurendo - prosegue Bergamin - non bisogna dimenticare che anche le 52 settimane di cassa integrazione ordinaria si stanno a poco a poco esaurendo. Per questo noi ribadiamo la richiesta di un raddoppio delle settimane di Cigo da 52 a 104».
Se si guardano ai numeri della cassa in deroga, si scoprono due cose. La prima è che, a livello regionale, il totale delle domande inoltrate e in lavorazione in Veneto è di 1.934 aziende, per 19.743 dipendenti (il totale ore richieste sfiora i sei milioni).
La seconda è che Vicenza è di gran lunga la provincia messa peggio, visto che guida questa classifica con oltre 2 milioni di ore richieste, seguita da Treviso con 1,3 milioni e Padova con 1,1 milioni.
Ed è per questo che dalla Cgil arriva una sorta di sos, di nuovo avvertimento. «Noi rinnoviamo la necessità - ribadisce il concetto la segretario Bergamin - in particolare alla provincia e ai Comuni, di tenere monitorata la situazione e di prepararsi, anche dal punto di vista economico, ad un autunno difficile e problematico per molte famiglie».
Il punto è che tutti i dati, a cominciare dal ricorso alla cassa integrazione ordinaria, che veleggia sui 3 milioni di ore contro 1,3 milioni di tutto il 2008, dicono che lo squarcio di sereno all’orizzonte, se mai ci sarà, sembra rinviato al 2010. Fino ad allora bisognerà continuare a gestire l’emergenza. «Bisogna cercare insieme la via d’uscita», auspica Bergamin. Non sarà una passeggiata.
