
IL RAPPORTO DELLA FONDAZIONE. È stato presentato ieri al Quirinale il 10° studio sull’andamento dell’economia. I numeri non cancellano le speranze di ripresa
Il Nord Est soffre ma non si arrende
Il 72% degli imprenditori vede l’ombra della crisi allungarsi fino ai primi del 2010«Ma il sistema è di robusta costituzione»
Marino Smiderle
La crisi del decimo anno. Non certo per colpa della Fondazione Nord Est, da sempre il barometro più preciso per capire cosa succede a queste latitudini. Piuttosto per colpa di una crisi globale che non risparmia nemmeno chi, come l’imprenditore medio del Nord Est, ha usato questi anni di perturbazioni per innovare, rilanciare e migliorare la propria azienda. Ecco allora che “Nord Est 2009 - Rapporto sulla società e l’economia”, realizzato per il decimo anno consecutivo dalla Fondazione Nord Est, diventa una sorta di bussola straordinaria per chi cerca una strada che al momento sembra coperta dai rovi della recessione. Un motivo in più, oltre all’anniversario tondo, per fare in questo tribolato 2009 una presentazione d’eccezione, niente meno che al Quirinale, davanti al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
La discussione aperta, il dibattito e il convegno di questo decimo anniversario della Fondazione presieduta da Andrea Tomat e diretta da Daniele Marini si terranno a settembre, probabilmente con la partecipazione dello stesso Napolitano. Per il momento è già a disposizione il testo del Rapporto, utile vademecum per capire dove diavolo stiamo andando.
Alla Fondazione Nord Est sono ricercatori, studiosi, mica astrologi. Ti possono dire (Bruno Anastasia e Giancarlo Corò) che «nel 2008, il Pil del Nord Est ha subito un arretramento dello 0,8%, in un contesto nazionale che ha osservato un rallentamento pari all'1%» e che «se le previsioni per il 2009 saranno confermate, un calo del Pil attorno al 4% (accomunando Nord Est, Italia e area Euro), sarà il peggiore risultato ottenuto dopo la seconda guerra mondiale». E guardando alla scuola (Lorenzo Bernardi e Monica Cominato) si scopre che «nei dieci anni trascorsi è raddoppiato il numero di studenti usciti con successo dal sistema universitario: dai 151.000 laureati nel 1999 si è arrivati agli oltre 300.000 del 2007».
Focalizzando l’attenzione sull’aspetto demografico (Gianpiero Dalla Zuanna e Maria Letizia Tanturri), scopriamo che «nel decennio che va dal 1998 al 2008 la popolazione nel Nord Est è aumentata di 500.000 persone», mentre sul fronte occupazione (Maurizio Gambuzza e Maurizio Rasera) «i dati di consuntivo del 2008 mostrano un mercato del lavoro nordestino ancora in espansione: l'occupazione cresce su base annua dell'1,6%, rispetto allo 0,8% nazionale».
Quando invece si poggia la lente sul futuro, investigando i pareri di diversi protagonisti (Fabio Marzella e Davide Girardi), si vede che «gli imprenditori del Nord Est esprimono, con una certa convinzione, che la fase di peggioramento sta passando, siamo in un momento di stallo che può portare a diverse risposte: un rallentamento, un rimbalzo fisiologico, oppure un inizio di ripresa».
Messa giù così, sembra una versione edulcorata di una crisi che morde i garretti di un’economia balbuziente. «La crisi, sicuramente profonda e trasversale come mai in precedenza, sta accelerando e amplificando fenomeni già presenti - premette il presidente, Andrea Tomat -. Allo stesso tempo c'è un Nord Est che, nonostante tutto, sta reagendo e che, rispetto ad altri contesti territoriali, riesce anche oggi a offrire performance migliori. È il sistema produttivo che negli anni scorsi ha saputo investire nella riorganizzazione delle attività e nel capitale umano, ha irrobustito le proprie filiere, si è allungato sui mercati internazionali esplorando nuovi territori».
Per fare un viaggio in questo Nord Est colpito dalla crisi globale conviene però affidarsi alla guida esperta di Daniele Marini, uno che conosce ogni numerino di questa terra e che, nonostante tutto, confeziona una lettura ottimista di questa fase. Al centro di tutto, per il direttore della Fondazione Nord Est, c’è la figura dell’imprenditore, «l'emblema del Nord Est talent-scout: si muove continuamente alla ricerca di nuove domande, s'inoltra nei mercati più distanti per coglierne le tendenze, costruisce relazioni e reti per avere informazioni».
I numeri sono numeri, e qui come in tutto il mondo sono zeppi di segni meno davanti. Nell’ultimo sondaggio organizzato dalla Fondazione «gli imprenditori del Nord Est interpellati sono molto cauti, più spesso si dividono a metà nelle previsioni sulle ricadute che la recessione avrà sulla produzione, sulle esportazioni, piuttosto che sui consumi: prevedono un peggioramento nel prossimo semestre rispettivamente per il 57,4%, il 51,5% e il 50,5%. La maggioranza (72,1%) vede l'ombra della crisi allungarsi fino ai primi mesi del 2010». E però «è diverso l'approccio con cui si vive questa fase recessiva. Dopo lo smarrimento iniziale dovuto al crollo repentino e simultaneo degli ordinativi nell'autunno 2008, che hanno spinto le imprese a rimodulare i propri budget, i piani di investimento e le strategie, ora prevale un atteggiamento di aggressione al mercato».
Forse è per questo che gli analisti e i giornalisti economici hanno piantato in queste terre ideali antenne per cogliere il trend in anticipo. Perché questa sarà magari una periferia ma, secondo Marini, «questa periferia è diventata, invece, "centrale" perché in essa si materializzano processi di innovazione sociale ed economica, che successivamente si riverberano sull'intero Paese».
La tesi di fondo che esce da questo decimo rapporto, insomma, è che tutti gli sforzi di modernizzazione fatti dagli imprenditori da quando la globalizzazione li ha costretti a misurarsi con concorrenze fortissime (vedi Cina e India) non sono stati inutili. La crisi «come una malattia, non debilita le persone con la medesima intensità - sostiene Marini - dipende dallo stato di costituzione fisica con cui la malattia intercetta il soggetto».
Le spalle del Nord Est sanno reggere l’urto della recessione più di altre. Quanto all’idea per ripartire al più presto, Gianluca Toschi e Silvia Oliva provano a indicare una strada. «Le aziende di successo condividono la capacità di leggere e anticipare il mercato, unita all'attitudine a spostare continuamente il traguardo in avanti, accettando e cercando nuove sfide». Hai detto niente.[
