venerdì 28 agosto 2009

Conflitto di interessi

GIORNALISMO

Feltri vs Belpietro
La lunga estate calda dei giornali di destra

Ma non si scherza neanche a sinistra con Padellaro e Travaglio che da una costola dell’Unità “creano” Il Fatto

Marino Smiderle

C’era Mario Giordano l’altro giorno ad Asiago. Doveva presentare il suo libro sulla scuola, "5 in condotta", ma si vedeva che aveva altro per la testa. Perché quello non era un giorno come tutti gli altri. Era sabato 22 agosto e in edicola era uscito il primo numero del Giornale firmato dal nuovo direttore, quel Vittorio Feltri che era stato decisivo per la carriera giornalistica dello stesso Giordano e che ora gli soffiava il posto in via Negri. «Mi dispiace lasciare il Giornale - ha confessato a Ivano Tolettini che lo stava stuzzicando davanti a qualche centinaio di lettori al palazzo Millepini - perché pensavo di rimanerci per diversi anni e portare avanti un lavoro che ritengo di avere fatto bene. Pazienza, cose che succedono. Peraltro ora mi attendono due incarichi stimolanti alla direzione di Studio Aperto, il tg di Italiauno, e delle nuove iniziative news di Mediaset. Non mi annoierò di certo».
CENTRODESTRA
Il mondo del giornalismo sarà pure in crisi, ma il ritorno di Feltri al Giornale ha scatenato i fuochi d’artificio nelle due testate più battagliere dell’area di centrodestra. Sì, perché gli Angelucci, editori di Libero, dopo aver digerito malissimo l’uscita di scena del direttore che ha portato il quotidiano al successo, hanno pensato bene di rimediare chiamando alla direzione Maurizio Belpietro, uno che i giornali li sa fare, come sa lo stesso (ex) amico Feltri con cui ha condiviso le avventure dell’Indipendente e del primo Giornale dopo la clamorosa rottura di Indro Montanelli. Belpietro stava a Panorama (galassia Mondadori) ma aspettava una chiamata al Tg5 o al Tg1, visto che negli ultimi tempi (vedi la trasmissione L’Antipatico) stava prendendo confidenza col mezzo televisivo. Berlusconi l’ha "tradito" (al Tg1 è finito Augusto Minzolini da La Stampa, e al Tg5 ci sono problemi a smuovere Clemente Mimun) e allora Belpietro, sfoderando un notevole coraggio giornalistico, peraltro non privo di riconoscimento economico, ha preso la strada di Libero. E ora alla guida dei due quotidiani di area si trovano due (ex) amici che mal si sopportano ma che si stimano.
STRATEGIE
Se c’è tanto movimento nel giornalismo cosiddetto d’opinione (nelle prime pagine del Giornale e di Libero ci sono più opinioni che notizie), vuol dire che le opinioni stampate ancora contano. Se gli editori dei giornali, non solo di centrodestra, investono molto in professionisti bravi e combattivi per dare al lettore un prodotto magari schierato ma di sicuro non noioso, vuol dire che qualcuno ancora pensa che quelle parole stampate incidano nell’opinione pubblica, o in una parte di essa. Prendiamo Belpietro, per esempio, arrivato a Libero qualche giorno prima che Feltri facesse lo stesso al Giornale. Bene, la prima cosa che ha fatto è stata quella di andare a spolverare un libro di Gigi Moncalvo (non pubblicato) sulla "vera storia del signor Fiat". Proprio nel momento in cui la Guardia di Finanza, facendo seguito alla battaglia giudiziaria sulla successione aperta dalla figlia dell’Avvocato, Margherita Agnelli, ha ipotizzato un’evasione fiscale da parte di Gianni Agnelli di un paio di miliardi di euro. Un po’ come dire a Repubblica, che con Giuseppe D’Avanzo non ha nascosto alcun dettaglio delle (dis)avventure sessuali del premier e delle escort... scortate a palazzo Grazioli, che è molto più grave evadere il fisco piuttosto che concedersi altri generi di evasione.
IL RECUPERO
Di fronte a questa accelerazione di Libero, Feltri ha anticipato l’arrivo in via Negri di qualche settimana e ha aperto le danze con una campagna serrata contro le presunte malefatte di De Benedetti, editore di Repubblica. E per dare più brio a questi due quotidiani c’è stato uno scambio di firme, visto che, per quanto tutti inquadrabili nel generico panorama del centrodestra, chi sta con Feltri non sta con Belpietro e viceversa. Morale della favola: da Libero, oltre al condirettore Alessandro Sallusti, è arrivato al Giornale anche Renato Farina, già agente Betulla (radiato dall’Ordine dei giornalisti per aver fatto l’informatore dei Servizi), mentre a Libero, nella veste di opinionista, è arrivato, udite udite, niente meno che Mario Giordano. Da Panorama Belpietro si è portato l’inviato Gianluigi Nuzzi, autore di un fortunato e vendutissimo libro (Vaticano spa) mentre non è riuscito a strappare al Giornale Gian Marco Chiocci. Il vicedirettore del Giornale, Michele Brambilla, starebbe poi per abbandonare la compagnia per andare a La Stampa, voluto dal direttore Mario Calabresi. Ha tolto il disturbo (con Feltri proprio non si prende) il pirotecnico Filippo Facci, mentre Luca Telese è finito a Il Fatto.
CENTROSINISTRA
E proprio Luca Telese, giornalista "comunista" cresciuto nel destrorso Giornale, ci ricorda che la vivacità editoriale non è un patrimonio esclusivo del centrodestra. Nasce infatti da una costola di giornalisti delusi dell’Unità di Concita de Gregorio il nuovo quotidiano che i nemici di destra hanno già bollato come "manettaro". Solo perché tra gli editori ci sono Marco Travaglio e il direttore Antonio Padellaro, entrambi transfughi dall’Unità. Insieme, tra l’altro, a Furio Colombo, a sua volta già direttore dell’Unità e inventore del fascione rosso in prima pagina che tanto divertiva i lettori e faceva infuriare gli avversari. Si uniranno al gruppo firme del calibro di Massimo Fini e Maurizio Chierici.
OPINIONI
Par di capire, da questa effervescenza, che il modello più gettonato per un quotidiano italiano sia quello di prendere posizione e di farlo in maniera netta. Dal numero di parrocchie esistenti tra i cittadini si deduce il numero di quotidiani di opinione che da anni solcano i mari increspati dell’informazione nazionale. A destra furoreggiano, come detto, il Giornale e Libero, affiancati dal più sofisticato Il Foglio diretto da Giuliano Ferrara; a sinistra scende ora in campo Il Fatto per dar manforte all’(odiata) Unità e al Manifesto. Quanto al Riformista di Polito, l’obiettivo sarebbe quello di tenere alta la bandiera, appunto, della sinistra riformista.
ISTITUZIONALI
Hanno da poco cambiato direttore anche gli istituzionali Corriere della sera (è tornato Ferruccio de Bortoli al posto di Paolo Mieli), La Stampa (Mario Calabresi per Giulio Anselmi) e Il Sole 24 Ore (Gianni Riotta per de Bortoli). Quanto a Repubblica, che per diffusione e storia dovrebbe essere definito istituzionale, la recente campagna feroce contro il premier a suon di interviste a escort, riprese dalla stampa internazionale, lo colloca, nella flotta di centrosinistra, in una posizione di nave corazzata assistita dagli incrociatori guidati dal Fatto. Se non ci si schiera, sembra la lezione di questa fase del giornalismo italiano, non si trovano lettori. La paura è che invece i lettori si siano già stancati da un pezzo se è vero, come è vero, che il nostro, tra i paesi occidentali, è quello che legge meno.