Parà della 173ª uccide la ex e si toglie la vita
Marino Smiderle
Quando ai militari Usa veniva comunicata la destinazione berica, poco ci mancava che stappassero lo champagne. Sì, Vicenza era una delle mete più ambite: buon cibo, belle ragazze, ottima qualità della vita. In una parola, un paradiso per i ventenni in procinto di avviare la carriera militare. Dall’11 settembre 2001 la musica è cambiata. Non tanto per Vicenza, che rimane con le identiche e gradite caratteristiche di un tempo, quanto piuttosto per le missioni che dalla data dell’attacco terroristico all’Occidente vengono assegnate ai parà della 173a Brigata Aviotrasportata di base alla Ederle. Iraq, Afghanistan, poi ancora Afghanistan e, dal prossimo autunno, di nuovo Afghanistan. Si tratta di missioni della durata di 15 mesi che incidono molto nell’equilibrio mentale dei giovani soldati e che, se non vengono seguite da accurate attività di assistenza e di aiuto al rientro nella vita di tutti i giorni, rischiano di provocare danni irreparabili.
L’ultimo tragico esempio, purtroppo uno dei tanti capitati nel corso degli ultimi anni, viene da quel che è successo martedì scorso a Mendicino, in California. Jacob Gregory Swanson, 26 anni, un parà della 173a di stanza alla Ederle che aveva partecipato alla prima missione in Iraq nel 2002 e, successivamente, anche alla prima missione in Afghanistan, avrebbe ucciso con un colpo di pistola l’ex fidanzata, Amy Rochelle Salo, 36 anni, madre di tre figli di 3, 10 e 12 anni, prima di puntare l’arma contro se stesso e suicidarsi in salotto.
Il condizionale è d’obbligo perché lo sceriffo della Contea di Mendocino, Rusty Noe, sta ancora portando avanti le indagini. Ma Swanson soffriva di quello che negli Stati Uniti chiamano "post-traumatic stress disorder" e che deriva dalle terribili esperienze vissute al fronte.
«Questo non è il mio Jake, Jake non avrebbe mai fatto questo - ha dichiarato la madre del giovane soldato, Tracy Swanson, a The Press Democrat -. In un colpo solo ho perso mio figlio e la mia migliore amica».
La donna ha raccontato di come suo figlio fosse stato segnato da quelle missioni. «Era a Vicenza con la 173a - ha ricostruito la signora distrutta dal dolore - poi nel marzo 2003 venne paracadutato in Iraq, dove rimase fino al febbraio 2004. Poi un altro anno in Afghanistan. È tornato a Fort Bragg, decorato ma cambiato».
