mercoledì 26 agosto 2009

Ripresa complicata

L’INTERVISTA. Il segretario provinciale della Uil guarda con realismo alla riapertura delle aziende. «Ammortizzatori sociali da rifinanziare»
«La ripresa sarà complicata»
Dal Lago: «Vicenza non rivedrà i livelli di produzione a cui era abituata ma saprà ripartire ai primi del 2010»

Marino Smiderle
VICENZA
Le fabbriche vicentine stanno riaprendo. Ma riapriranno davvero? La domanda è meno catastrofica di quanto sembri, considerato che più di qualche imprenditore ha già vaticinato disastri settembrini. Il sindacato, invece, è più prudente e, alla luce dei sacrifici già fatti in sede di richieste contrattuali e delle accettazioni inevitabili di riduzioni di organico per aziende in difficoltà, Riccardo Dal Lago, segretario provinciale della Uil, aziona i freni di emergenza.
«Non è questione di essere ottimisti o pessimisti - premette -. Si tratta semplicemente di essere realisti».

E quindi, a giudicare dai bollettini economici diffusi in queste settimane, Vicenza deve avere paura di questo avvio di stagione produttiva?
Parliamoci chiaramente: Vicenza non rivedrà i livelli di produzione a cui era abituata fino a un paio di anni fa. Nello stesso tempo, qualora arrivasse un barlume di ripresa, io credo che questa provincia abbia la struttura in grado di coglierli immediatamente.

Ma quando arriveranno, se arriveranno, questi segnali?
La ripresa sarà lenta e difficile, su questo siamo tutti convinti. Tuttavia le ultime analisi dicono che dai primi del 2010 si dovrebbe tornare a respirare.

Questo vuol dire che a settembre chi non ha sufficientemente fiato deve chiudere. O no?
Credo che settembre sarà un mese chiave perché molti degli ammortizzatori sociali usati per affrontare l’emergenza andranno a scadere.

Traduzione: le imprese andranno male ancora per un po’ ma il governo deve rinnovare questi ammortizzatori. Corretto?
Sì, credo che il governo debba fare il possibile per permettere a tutti coloro che hanno perso temporaneamente il posto di lavoro di resistere ancora un po’. Del resto, mi pare che i rifinanziamenti degli ammortizzatori sociali siano già in discussione.
Il suo collega Copiello, segretario provinciale della Cisl, ha annunciato che a settembre proporrà l’introduzione nel Vicentino del contratto territoriale.

Confindustria (con Ditri) e Cgil (con Bergamin) non è che l’abbiano presa tanto bene. Lei cosa ne pensa?
Credo che sia un argomento importante su cui sarebbe interessante aprire un confronto. Copiello, che è uno a cui piace provocare, sia detto in senso positivo, ha forse scelto il momento meno indicato. Tuttavia non mi pare giusto liquidarlo bruscamente, considerato che va incontro agli interessi di molti lavoratori di piccole e medie aziende. Magari ne riparleremo quando ci saranno squarci di sereno nell’economia.

Ci sono settori, nell’economia vicentina, che soffrono particolarmente. Pensiamo per esempio alla concia. Lei crede che, come nell’orafo degli ultimi dieci anni, il declino sia destinato a diventare cronico?
Non credo. Ritengo piuttosto che la produzione di qualità, quella con maggiore valore aggiunto, possa diventare il volano per ridare slancio all’economia della vallata del Chiampo.

Cosa intende per produzione di qualità?
Quando ci sediamo al volante di un’auto da 50-60 mila euro pretendiamo che la pelle di cui sono rivestiti i sedili sia trattata nella maniera tecnologicamente più avanzata. Ecco, credo che solo un distretto come quello di Arzignano e Chiampo possa avere gli strumenti e le aziende per fornire un prodotto di tale qualità.

La concia fa venire alla mente il concetto di manodopera immigrata. Qui la crisi colpisce anche loro, e di brutto. Cosa si deve fare?
Purtroppo non sempre in veneto l’atteggiamento nei confronti dell’immigrazione è stato improntato alla correttezza. Diciamola tutta, in certi casi siamo stati fin troppo chiusi. Però gli immigrati sono stati fondamentali per il successo delle nostre aziende quando l’economia tirava. Occorre non dimenticarlo ora che spira un vento contrario.

La crisi è globale e non è che a livello locale si possa trovare una soluzione a tutti i problemi. Ma come giudica l’atteggiamento preso dalle istituzioni vicentine nei confronti di questa fase problematica?
Mi pare che tutti, da noi sindacati alle associazioni datoriali, abbiamo dimostrato senso di responsabilità. Non c’è stata alcuna contrapposizione perché predomina la consapevolezza della difficoltà del momento. Detto questo, ora si apre la stagione dei contratti ed è inevitabile che le diverse aspettative creino scontri. Ma qui torniamo al livello nazionale.

La Fiera, invece, è un argomento vicentino. A che punto siamo? Lei sta con Schneck, che vuole vendere, o ritiene che la partecipazione pubblica abbia ancora un senso?
Aspettiamo i prossimi passi, visto che a breve avremo novità importanti. A livello strettamente vicentino avrei una proposta indecente da fare alla Camera di commercio.

Si accomodi?
Visto che la sede di Banda d’Italia a palazzo Repeta è ormai libera, mi piacerebbe che la sede della Camera andasse lì. Magari vendendo il nuovo palazzo già acquistato.