CONGIUNTURA. In occasione della 7ª Giornata dell’Economia, sono stati presentati in Camera di commercio i dati vicentini del 2008 e dei primi tre mesi del 2009
«Crisi? Urgono risposte serie»
Mincato invita il sistema a reagire: «Deve partire una grande operazione di ristrutturazione generale»
Marino Smiderle
VICENZA
Dice che bisogna essere ottimisti. Dice anche che se si diffonde ottimismo, poi la ripresa viene da sè, o quasi. Dice, infine, che se si continua a dire che le cose vanno male, domani andranno peggio. Filosoficamente parlando, il ragionamento non fa una piega. Poi, se guardiamo i numeri dell’economia, vien voglia di tornare alla filosofia. Ce l’avrebbe anche Vittorio Mincato la voglia di parlare di filosofia. E invece, in occasione della settima giornata dell’Economia, al presidente della Camera di commercio di Vicenza tocca prendere in esame quei numeri che, dal settembre dell’anno scorso, hanno cominciato anche in questa provincia a presentarsi col segno meno davanti. E che nei primi mesi di quest’anno quel segno meno l’hanno mantenuto, se non peggiorato.
«Non illudiamoci più di tanto - attacca Mincato - perché francamente risulta difficile in questi giorni parlare di ripresa economica. Possiamo, semmai, argomentare su un rallentamento della caduta, che non è certo un'inversione di tendenza. Io spero che il sistema, anche quello vicentino, abbia raggiunto il fondo e che di qui si possa solo risalire. Ma di strada da fare ce n’è molta e, sinceramente, non sto vedendo un’adeguata risposta alla gravità della crisi».
Lui di crisi ne ha viste parecchie, considerato che in quasi cinquant’anni di onorato servizio, tra Lanerossi ed Eni, le bufere e le schiarite si sono alternate con regolarità kantiana. Per dire, quando il petrolio valeva 10 dollari il barile, Mincato non sapeva a che santo votarsi per quadrare i bilanci dell’Eni. Fu in quegli anni, più o meno, che partì con una campagna di acquisizioni mirate, in modo da farsi trovare pronto al primo accenno di ripresa. Bene, nel caso della bufera che sta investendo l’economia vicentina, il presidente della Camera di commercio è preoccupato per l’assenza di contromisure.
«Occorrono operazioni straordinarie - afferma - anche nelle nostre realtà produttive. Non dobbiamo assolutamente adattarci all’andazzo e aspettare che il vento cambi e torni a essere favorevole. Dobbiamo essere noi a cambiare il vento, non il vento a cambiare noi. Le aziende devono sfruttare la crisi per avviare le grandi operazioni di ristrutturazione ormai indifferibili. Non sto dicendo che occorrono grandi aziende, perché le caratteristiche, e la fortuna,. della nostra economia affondano le radici nella piccola e media dimensione. Tuttavia che si muove per primo, riesce poi anche a partire per primo. Restare fermi è molto rischioso».
Sono i numeri a dire che non è il caso di stare qui ad aspettare la ripresa. Per tradurre in un altro modo il concetto espresso da Mincato, la ripresa bisogna andare a cercarsela. Diego Rebesco, responsabile dell’ufficio studi e statistiche della Camera di Commercio, ha provveduto a sciorinare una serie di tabelle che, a dire la verità, non lasciavano intravedere nulla di buono.
Tralasciando i dati relativi al 2008, che fino a settembre, sia pure in maniera lenta, disegnano una provincia di Vicenza che cresce, e tralasciando pure la caduta rovinosa degli ultimi mesi dell’anno passato, il periodo in cui il crac finanziario negli Usa ha contagiato le fondamenta dell’economia reale di tutto il mondo, sono i primi tre mesi del 2009 a dire che la ripresa resta nella fantasia degli uomini di buona volontà. «E il rush delle Borse di queste ultime settimane - ammonisce Mincato - non deve ingannare, anche perché partiva dai minimi raggiunti in marzo e siamo ben lontani dai livelli di metà 2008».
Tanto per dare qualche cifra, nei primi tre mesi 2009 le ore di Cassa integrazione ordinaria dell’industria sono aumentate del 385,9 per cento (da 169.571 a 823.891). Se poi si fissa il proiettore della statistica al solo mese di marzo, il boom della Cigo nell’industria segna un picco del +647,6 per cento che la dice tutta sui problemi della produzione e, a cascata, dell’occupazione. Che però, considerato lo scenario, fin qui ha tenuto abbastanza. Tuttavia le previsioni occupazionali per il 2009, riassunte dall’indagine Excelsior, non sono incoraggianti. Il saldo previsto tra nuove entrare e uscite segna un meno 2 per cento (4.590 persone perderanno il lavoro), con intensità diverse da settore a settore (industria -2,6 per cento, costruzioni -2,2 per cento, commercio -1,5 per cento, servizi -0,7 per cento).
Ci sono poi due fotografie scattate a fine marzo che la dicono lunga sullo stato di salute del sistema economico vicentino: i fallimenti e i protesti. Nel primo trimestre di quest’anno i fallimenti sono stati 70 contro i 28 dello stesso periodo del 2008, a cui vanno aggiunti i concordati aperti per 26 imprese, contro i 10 del primo trimestre 2008. Per quel che riguarda i protesti, riferibili più ai privati che alle imprese, nei primi tre mesi dell’anno gli effetti protestati (cambiali e assegni) sono cresciuti del 36,3 per cento (da 1.706 a 2.154), mentre l’importo complessivo è aumentato del 49,1 per cento (da 6,23 milioni a 9,29 milioni di euro. Un dato, questo, che registra la difficoltà da parte di privati e imprese a onorare i propri debiti.
Di diceva dell’occupazione che fin qui ha tenuto. Ma nel settore manifatturiero in un anno è diminuita del 3,5 per cento. Gli ordini nei primi tre mesi sono giù del 20 per cento e le previsioni sono negative. Dura essere ottimisti.