
LA LISTA DI VANITY FAIR. L'imprenditore valdagnese tra i primi al mondo
L'eleganza
certificata
di Matteo
Marino Smiderle
Marzotto entra nell’esclusiva classifica stilata da 70 anni dalla “bibbia” americana «Il 10% del mio tempo lo passo a Valdagno»
L'eleganza non si compra in negozio. Certo, tu puoi comprare l’abito firmato, indossare un gioiello unico o un orologio preziosissimo, ma se non hai quel nonsoché di naturale che fa risplendere tutte queste beltà, rischi di passare comunque per un rigattiere (fermo restando che anche un rigattiere può essere elegante).
Non a caso Honoré de Balzac ricordava che il lusso costa meno dell’eleganza. E per questo, da 70 anni in qua, da quando cioè Eleanor Lambert iniziò con la massima serietà a comporre questo selezionato elenco, il jet-set internazionale aspetta con ansia la pubblicazione della
"Best-dressed List" (letteralmente, la lista di chi si veste meglio) vergata con assoluta attendibilità e autorevolezza da parte del mensile americano Vanity Fair, bibbia riconosciuta in materia, appunto, di vanità.
Per il 2009 la ristretta giuria (composta da ex direttori di Vanity Fair come Reinaldo Herrera, Aimée Bell, Amy Fine Collins, e dal direttore attuale, Graydon Carter) con potere di vita e di morte sull’eleganza altrui, ha inserito per la prima volta quello che possiamo quindi ritenere il vicentino (di famiglia) più elegante di tutti i tempi: Matteo Marzotto.
Bella scoperta, dite voi. Di Matteo si parla da decenni come dello scapolo più ambito dell’intera penisola. I giornali, prima ancora di scrivere delle sue virtù imprenditoriali dimostrate sul campo, lo inseguono con i teleobiettivi per cercare di immortalarlo al fianco della fortunata di turno. La sua lista di ex è lunga come la lista della spesa di una famiglia numerosa: Naomi Campbell, Serena Autieri, Alessia Fabiani, Eleonora Abbagnato, Lisa Van Goinga, Alberica Brivio Sforza e, ultima in ordine di tempo (che sia la fortunata capace di accalappiarlo definitivamente?), Veronica Sgaravatti.
Tutto vero: Marzotto in Italia ha fama di uomo di grande charme da tempo. Ma un conto sono i confini nazionali, un altro conto è l’incoronazione ufficiale da parte della cassazione in materia di eleganza: Vanity fair. Per gli italiani non dovrebbe essere difficilissimo farsi ammettere a corte, ma si sa come vanno le cose Oltreoceano: al di là dei grandi stilisti invidiati al Belpaese e che contribuiscono alle fortune di chi viene premiato dalla rivista, la dittatura dello star-system di Hollywood ha la sua importanza.
E così, dalla parte dei maschi, insieme a Matteo Marzotto non si può non trovare Brad Pitt, mentre, sul versante femminile, Penelope Cruz, Anne Hathaway (a cui il fidanzato italiano, Raffaele Follieri, deve avere insegnato qualcosa in fatto di stile prima di finire in galera per truffa) e Renée Zellweger brillano accanto alle First Ladies Michelle Obama (sulla cui eleganza, Vanity Fair ci perdonerà, è lecito nutrire qualche sobrio dubbio) e Carla Bruni (nessunissimo dubbio).
Però torniamo a Matteo e vediamo cosa ha risposto alle domande di VF. Residenza? «Passo il 50 per cento del mio tempo a Milano, il 40 per cento a Roma e il 10 per cento nella cittadina («in the village») da cui proviene la mia famiglia: Valdagno, Italia».
Complimenti, questo è un primo segnale di eleganza: mai dimenticare le umili (si fa per dire) origini. Va bene Roma, va bene Milano, ma il buon Matteo non si dimentica certo della sua Valdagno, dove ha fatto la gavetta. Bravo.
Occupazione? «Imprenditore (Uno che, peraltro, di moda se ne intende, se non altro per essere stato presidente di Valentino e per essere rimasto nel settore, ndr) e presidente dell’Enit».
Età? «42».
Stile personale? «Solido, tradizionale e italiano, con attenzione al dettaglio». Non si può essere eleganti, e tanto meno italiani, se non si presta attenzione al dettaglio. Annotate, gente, annotate.
Icone di stile? «Il Principe Carlo e Robert Redford». Ognuno si ispira a chi meglio crede.
Camiciaio? «Un produttore milanese che si chiama "18"».
Gioielli? «Porto sempre un piccolo braccialetto d’oro con il motto di famiglia inciso nell’interno».
Orologi? «Ho una collezione di orologi da polso. I più preziosi sono IWC e Patek Philippe».
La causa? «Vicepresidente e cofondatore della Fondazione per la fibrosi cistica». Perché, come diceva Sartre, l'eleganza è quella qualità del comportamento che trasforma la massima qualità dell'essere in apparire.
Diavolo di un Obama
Primo presidente Usa premiato per lo stile
Diavolo di un Barack Obama, pure elegante. E pure il primo. Sì, il primo presidente degli Stati Uniti d’America, da 70 anni in qua, a meritare l’inclusione nell’elenco degli uomini meglio vestiti di Vanity Fair. È un primato, se volete frivolo, ma pur sempre un primato che, pare, a Obama non è affatto dispiaciuto, affetto com’è da quella discreta dose di vanità che a Roma chiamerebbero "piacionismo". Obama è un piacione e piace anche a Vanity Fair. Che, per non voler creare dissidi familiari, ha incluso nell’elenco pure la moglie, quella Michelle che ha incantato il mondo col suo modo di fare per nulla convenzionale.
Michelle non è la prima First Lady (è la terza) a meritare la nomination, mentre se si pensa a chi ha preceduto Obama alla Casa Bianca riesce difficile dare torto ai giurati di Vanity Fair. Che invece hanno avuto il coraggio di inserire, dopo Matteo Marzotto, un altro esponente della imprenditoria italiana glamour, quel Lapo Elkann che, invitato a definire il suo stile personale, ha risposto: «Essere sempre se stessi».
Appunto. Chissà cosa avrebbe detto il nonno, Gianni Agnelli, che Vanity Fair cominciò a decretare come maestro d’eleganza fin dal 1970. Altri tempi, altro stile, altra eleganza. Stesso sangue, però. Come poteva mancare, sia detto per le signore, quell’icona cinematografica che risponde al nome di Brad Pitt? Non poteva mancare, di sicuro, anche se nella foto scelta dalla rivista per documentare l’eleganza dell’attore (che si definisce "cittadino globale") pare più un elegante gelataio che un elegante punto. Tutta invidia.
Da segnalare, nel capitolo "Originali", la presenza della Duchessa d’Alba di Spagna, una nobile di 82 anni, che l’anno scorso aveva criticato pubblicamente i propri sei figli per essersi opposti al suo matrimonio con un antiquario di 24 anni più giovane. «Quelli non vogliono che io mi sposi - aveva detto la nobildonna - mentre loro cambiano partner molto più spesso di me».
Proprio mitica la Duchessa d’Alba, lei sì che è davvero elegante. Negli abiti e, soprattutto, nello spirito.MA.SM.
DONNE DI CLASSE
«Oui, je suis Carla». First Lady di classe
Zellweger pareva una cozza
È una leggiadra quarantenne
Non occorre essere belle per entrare nella lista di Vanity Fair, però aiuta. Per esempio, Agnes Gund, presidente emerito del Moma di New York, non rientra nel novero delle bellissime, ma quanto a eleganza, secondo VF, ha tutti i crismi per far parte della Best-dressed list.
Poi però sulci con attenzione il resto dell’elenco e non puoi non restare affascinato da quel cocktail esplosivo che si ottiene schecherando la bellezza e l’eleganza. Escono fuori, per parlare di cinema, tipi del calibro di Penelope Cruz, Anne Hathaway, Alicia Keys. A proposito di Alicia Keys, lei definisce il suo stile personale così: «Liscia, femminile, forte e sexy».
Vabbè, poi c’è anche Renée Zellweger, quella che nel "Diario di Bridget Jones" pareva una cozza sgraziata e che invece, giustamente, Vanity Fair inquadra come quarantenne leggiadra ed elegante.
Non passa inosservata nemmeno Sua Altezza la sceicca Mozah del Qatar, alla faccia di chi dice che a quelle latitudini le donne vengono coperte dal burqa. In effetti la tunica (lo stilista ci perdonerà) blu che indossa nella foto pubblicata dalla rivista americana arriva a coprirle i capelli, ma i gioielli, la borsa di pelle (pitone o coccodrillo? Probabilmente nessuno dei due...) e i tacchi a stiletto fanno intuire che si tratta solo di rispetto della cultura.
La bellezza, si diceva, non basta a far vincere il premio dell’eleganza, e di sicuro l’età non preclude alcuna possibilità. Prendi, per esempio, Catherine Deneuve («Oui, je suis Catherine Deneuve»), che dall’alto dei suoi 66 anni è ancora perfettamente in grado di dare lezioni di stile e di eleganza. Non però alla meravigliosa Carla Bruni («Oui, je suis Carlà»): classe innata.
Chiude la Principessa Letizia delle Asturie, già giornalista. Era già elegante prima di sposare Felipe di Borbone.