martedì 9 febbraio 2010

Se i Bot sbottano

PORTAFOGLIO
Se i titoli di stato finiscono kappaò
fate buone azioni

Marino Smiderle

L’esplosione dei debiti pubblici ha colpito soprattutto la Spagna ma si è propagata ovunque colpendo anche tutte le Borse

A chi gli faceva notare che gli Stati Uniti rischiavano di finire in bancarotta a causa del deficit che si stava accumulando, Ronald Reagan rispose con una frase destinata a restare impressa nella memoria: «Il debito pubblico americano è così grande che può benissimo badare a se stesso». Provate a dire la stessa cosa oggi ai possessori di titoli di stato spagnoli, o greci, o portoghesi, o irlandesi e non lo troverete certo entusiasta delle dimensioni del debito pubblico di quei paesi. E il perché lo si è capito la settimana scorsa, caratterizzata da una sorta di panico da titoli di stato che ha finito col colpire tutti i mercati mondiali.
FLIGHT TO QUALITY
Potremmo definirla una perniciosa influenza suina quella che ha infettato i listini di tutto il mondo. Suina perché a propagare il contagio hanno provveduto quei quattro paesi poco simpaticamente ribattezzati con l’acronimo di Pigs (maiali) dalle iniziali degli stati coinvolti: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. L’unica consolazione è che una volta la "i" di Pigs era rappresentata dall’Italia, mentre adesso il nostro paese fa quasi la figura del virtuoso. In ogni caso, la tempesta che si è scatenata a causa dell’esplosione dei debiti pubblici in questione, con i relativi dubbi sull’effettiva capacità di rimborso, ha indotto i risparmiatori a fuggire dal rischio per trovare rifugio nella cosiddetta qualità. Il flight to quality (letteralmente: volo verso la qualità) ha avuto due conseguenza immediate: in primo luogo i titoli di stato tedeschi, ritenuti i più affidabili, si sono apprezzati ulteriormente, riducendo così i rendimenti con contemporaneo peggioramento delle condizioni dei titoli degli altri stati meno virtuosi; in secondo luogo l’euro si è indebolito di brutto nei confronti del dollaro (per la gioia degli imprenditori europei che ora potrebbero avere un’arma in più nella competizione globale).
LA BUSSOLA
Certo è che, se i risparmiatori erano già disorientati prima sul da farsi, adesso che devono tener conto di questa nuova bufera finanziaria (stavolta incentrata sui titoli di stato) si fa ancora più dura. Dove investire la liquidità in eccesso a disposizione? La sensazione è che il panico da Pigs sia francamente eccessivo. E che quindi questo storno violento dei mercati sia da prendere più come un’opportunità di acquisto che un’occasione di fuga da tutto, con perdite rovinose incorporate. Però, più che rischiare andando a comprare titoli di stato dei paesi coinvolti, parrebbe più conveniente approfittare della caduta dei mercati azionari. Oppure, se si vuole mantenere un profilo prudente senza però perdere l’onda giusta di quello che potrebbe essere il trend del prossimo futuro, la strada più saggia potrebbe essere quella dell’investimento su titoli di stato a tasso variabile e a scadenza media. Nel caso italiano, i Cct, che nelle ultime settimane hanno perso più o meno un punto e a questi prezzi diventano davvero interessanti, oltre che a basso rischio.
MOTIVAZIONI
Quello che è certo è che nel 2010 ci sarà la corsa all’emissione. Cioè: tutti gli stati, chi più, chi meno, ha dovuto allargare oltremisura i cordoni della borsa per sostenere la ripresa e e per evitare che venissero commessi gli stessi errori del ’29. Il più deciso nel portare avanti questa politica è stato Barack Obama, che nonostante gli strali lanciati contro le banche incoscienti, ha presentato al contribuente americano un conto salatissimo per poter salvare proprio le banche. Il punto è che, adesso, i deficit pubblici sono esplosi e tocca andare a chiedere ai risparmiatori col cappello in mano. E se succede, come è successo in Portogallo, che la gente non sottoscrive, o sottoscrive meno? La soluzione più semplice, e più devastante, potrebbe essere quella di lasciar correre l’inflazione, che in pochi anni sistemerebbe la questione debito. Nessuno lo dice apertamente, ma è fatale attenderci, nei prossimi anni, un rialzo dei prezzi, speriamo contenuto. Ci sarà anche un rialzo dei tassi e per questo ora conviene stare sul variabile.